Ancient music theory

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We can guess that some sort of music theory did exist in Prehistory, thus it is worth studying our ancestor’s musical thinking through the instruments found in caves, such as Bone flutes, Bull-roarer etc, and reconstructing instruments known through observation of nowadays primitive societies or by experimenting with natural objects. Sumerians and Egyptians left us witnesses about their musical practice and instruments in sculptures and paintings and some beautiful objects found by archaeologists such as Lyres, Harps, Trumpets, but we know very few about their music theory. From Pythagoras on we start finding texts specifically dedicated to this subject, in which arithmetic, geometry and astronomy are involved. For about seven centuries from Pythagoras to Claudius Ptolemy,   many authors studied how to establish the correct musical scales and the whole music system, including a definition of the nature of sound and of mechanism of perception. A selection of all this knowledge passed through Boethius to the Middle Ages. After the collapse of Roman Empire this was the only text surviving about music and mathematics. Music theory changed radically in Western Countries and a new school rose up from Carolingian renaissance to Guido d’ Arezzo: Gregorian chant and exachordal system. Then, up to X and XI hundreds, early polyphonies were written down, then the need of new rules and a revision of intervals and scales.

We are specifically concerned in studying this last period, the culture of XII hundred in Europe, in a large range of sources: music texts, visual arts, philosophy and theology, mathematics, astronomy. This is why we promote contacts among all institutions, societies, scholars and researchers involved in such studies in Europe. Early polyphony, its rules, its features and music scales and modes applied to it are the main goal of our studies, together with particular attention to possible evidence of non “orthodox” theories.

 

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 Chartres Cathedral, the Music (1143)          Magnus liber organi, Notre Dame, Paris (XIII c.)

 

DIDATTICA DELLA MUSICA ANTICA

Il Monocordo di Aristosseno (sec.IV a.C.) illustra uno dei primi tentativi compiuti in Occidente per creare scale musicali secondo un sistema basato sia sul calcolo e la proporzione sia su un compromesso di tipo pratico simile a quello dell’attuale sistema Temperato equalizzato.

Diviso lo spazio della corda in 120 microparticelle, a ogni intervallo si attribuiva un numero di particelle determinato dal calcolo delle proporzioni a partire dalla differenza tra le consonanze fondamentali di Quarta e Quinta (Tono) e relativa metà (Semitono) e quarto (Quarto di Tono) calcolate sul primo Tetracordo in ordine discendente, interponendo un Tono disgiuntivo e proseguendo col secondo Tetracordo, a completare l’Ottava.

Lo strumento illustra i tetracordi e le scale dei tre generi: Diatonico, Cromatico ed Enarmonico.

Su tale sistema di organizzazione dei suoni lavorarono tra gli altri Euclide (III sec.a.C.) e Tolomeo (I sec.d.C.) mettendo a punto uno strumento che in modo sempre più preciso potesse identificare e “misurare”  tutti i suoni: un vero accordatore manuale dell’epoca.

La ricostruzione di Kythara a 7 corde si ispira a diversi modelli della Grecia Classica. E’ in legno di Abete, le corde in budello naturale pizzicate mediante un plettro di osso. Era lo strumento musicale più importante della Grecia antica, attribuito al Dio Apollo, capo del coro delle Muse. Accompagnava il canto della Poesia, era considerato indispensabile nei conviti domestici e nelle occasioni pubbliche, strumento della Paideia (educazione) e della più raffinata cultura.

Il Monocordo Cosmico, tratto da una Xilografia contenuta nell’opera di Robert Fludd “Utriusque cosmi historia” del 1617, vuole proporsi come ausilio didattico per illustrare il Mito della Musica delle Sfere a partire dalle speculazioni pitagoriche e del Timeo di Platone per arrivare agli sviluppi di Aristotele, Eudosso di Cnido , Tolomeo e quindi a Dante e oltre.

Questo strumento, di semplice utilizzo, consiste in una “corda tesa fra la terra e i Cieli”  sotto la quale scorre un ponticello mobile che serve a fermare la corda sui diversi gradi della scala diatonica che Platone indicò come Axis Mundi: i quattro Elementi, i Corpi celesti, il Firmamento, il mondo Iperuranio, fino a giungere alla chiave di accordatura, nelle mani del Demiurgo, o Sommo Architetto dell’Universo, che trae il Creato dal Caos e lo porta al Cosmos, attraverso l’ordine e la proporzione del Numero contenuta nel Suono.