Martedì, 20 Dicembre 2016 09:01

Il cosiddetto "Organistrum"

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Organistrum Santiago Organistrum Santiago

L’  "ORGANISTRUM" DI SANTIAGO DE COMPOSTELA RIVISITATO

(Documento provvisorio - work in progress)

IL NOME

Rileggendo e riconsiderarndo due noti articoli di Christopher Page (GSJ, march,1982-march 1983), ritengo che il nome corretto di questo strumento non sia Organistrum, nonostante l'uso generale finora invalso. Mi riservo di trattare approfonditamente anche il problema della denominazione in un futuro e più completo studio.

L’ASPETTO SIMBOLICO

Nel famoso Portico della Gloria, nella Cattedrale di San Giacomo a Compostela, troviamo una delle prime raffigurazioni di uno strumento a ruota, suonato da due persone: questo oggetto bizzarro si trova al centro e al sommo del portale, il posto più vicino alla testa di Cristo.

Le domande a cui ho cercato di rispondere sono essenzialmente due: come si suonava questo strano strumento e perché gli veniva attribuita tanta importanza?

Il Portico della Gloria, ispirato al libro dell’Apocalisse, è caratterizzato da un forte valore simbolico, evidentemente legato alla teologia. Tuttavia, studiando la figura assai curiosa dello strumento in questione, ho trovato che le dottrine Pitagoriche e Platoniche potevano darmi preziosi suggerimenti, essendo ben radicate nella cultura europea del secolo XII e al fondamento della nostra teoria musicale (1).

Ecco dunque una descrizione sintetica della struttura, delle decorazioni e dell’ipotetico funzionamento dello strumento alla luce di alcune delle dottrine ben note del cosiddetto “Platonismo latino”.

  1. Il primo cerchio della cassa rappresenta l’Anima del Mondo, il cerchio dell’Identico che contiene il cerchio del Diverso, la ruota, che girando produce il Suono invisibile;
  2. Il secondo cerchio: il mondo visibile, fenomenologico, simboleggiato dalla grande rosetta che rappresenta la Natura materiale, suddivisa nei quattro elementi, racchiusa entro la sfera delle Stelle fisse;
  3. La tastiera: il mondo razionale della nostra facoltà di misura, di giudizio e di rappresentazione, della grammatica del Suono (Musica), sviluppato lungo una retta, immagine del nostro pensiero lineare. La decorazione del coperchio presenta un motivo ottenuto intrecciando 4 fasce. Da questo intreccio si formano 11 nodi, che corrispondono agli 11 tasti, e 12 fori. Quattro infatti sono gli elementi, quattro le cause di ogni avvenimento e quattro i numeri della Tetraktis. La spiegazione del numero Undici è più complessa. Questo numero non rientra nei calcoli delle consonanze e degli altri intervalli armonici e non si trova fra i numeri cosidetti sacri. Ma nella cultura astronomica medioevale fra IX e XII secolo compare significativamente in due contesti: la divisione della Sfera celeste in 11 cerchi nel Commento di Macrobio e l’enumerazione di 11 segni zodiacali ( Scorpione e Bilancia costituirebbero un solo segno) nel De nuptiis di Marziano Capella (2). Comunque, pur evidenziando questi dati, preferisco ritenere che le undici chiavi siano un segno della divisione dell’Ottava in 12 semitoni, come spiegherò più avanti, divisione pratica ottenuta con l’aggiunta dei nuovi esacordi nel XII secolo e con un corrispettivo astronomico nei segni zodiacali, di norma dodici (3). Tale interpretazione sarebbe avvalorata da un’ ultima osservazione:

LA MISURA DEL DIAPASON CORRISPONDE ALLA CIRCONFERENZA DI CIASCUNO DEI CERCHI CHE COMPONGONO LA CASSA. Se il diapason dello strumento fosse stato pensato come un’ “eclittica rettificata”, certamente i dodici suoni ottenuti da ciascuna corda dello strumento rappresenterebbero le costellazioni dello Zodiaco. O potremmo anche dire, secondo un procedimento familiare al pensiero medievale, che una tale novità nella divisione della Gamma troverebbe una giustificazione astronomica, dunque celeste, nel numero delle costellazioni zodiacali.

I due saggi musicisti, o anche teorici, compositori, si guardano, realizzando nel loro dialogo l’unità dei mondi. Il loro posto, di conseguenza, è il più vicino alla testa di Cristo, che rappresenta l’unificazione delle nature materiale e spirituale, l’unione della Terra e del Cielo.

I GESTI DEI DUE MUSICISTI E LA LORO AZIONE SULLO STRUMENTO

Si è molto discusso in passato su questo argomento. Cosa fanno esattamente i due musicisti? Essi sostengono lo strumento sulle ginocchia, guardandosi: il primo gira la ruota con la mano destra e con la sinistra tiene ferma la cassa al centro. L’altro manipola i tasti con entrambe le mani, i pollici rivolti in avanti. I liutai hanno pensato che i tasti vengano alzati e abbassati OPPURE ruotati. Io ho pensato che i due movimenti possano non essere alternativi, ma contemporanei. E’ questa idea che sta alla base della mia interpretazione della tastiera.

LA RICOSTRUZIONE

Lo strumento di Compostela è noto per il rigore della rappresentazione (5), tuttavia, prima di farne la ricostruzione, ho dovuto chiarire alcune questioni.

  1. Quanti sono i tasti? Si vedono 12 piccoli cilindri, ma se essi fossero tutti tasti non ci sarebbe posto per il capotasto, poiché l’inizio della tastiera sarebbe troppo vicino al primo tasto.
  2. Quindi, dove si trova il capotasto? Si deve pensare che il primo cilindro sia il capotasto. Francisco Luengo osserva infatti che questo pezzetto di pietra è in effetti un po’ diverso dagli altri (6)
  3. Qual è la divisione dell’Ottava? Lo scultore ha fatto i tasti tutti all’incirca alla medesima distanza l’uno dall’altro e l’ultimo si trova quasi alla metà della corda. La soluzione più vicina all’originale mi è parsa quella di fare 11 tasti secondo una progressione cromatica senza completare l’Ottava. In tal modo si hanno 12 suoni, compreso quello della corda a vuoto.
  4. Dove sono le chiavi per l’accordatura? Il solo posto che rimane per le tre chiavi è al di sotto della tastiera, e così ho fatto, senza trovare alcuna difficoltà.

UNO STRUMENTO REALMENTE POLIFONICO

  1. CORDE E TASTIERA.   L’accordatura è LA2   RE (MI)2   LA3. L’estensione totale sulle tre corde è di due ottave cromatiche. Il musicista può sollevare e ruotare ciascun tasto cilindrico moltiplicando così le possibilità esecutive. Infatti, prima di sollevare il tasto può SCEGLIERE SU QUALE DELLE TRE CORDE suonare: nella prima posizione toccherà la prima corda (la più grave), ruotando il tasto in posizione 2 toccherà la seconda e in posizione 3 la terza. Dunque è possibile suonare allo stesso tempo due voci differenti sulle tre corde e di conseguenza possiamo affermare che il nostro sia un interessante strumento polifonico. Ho salvato la possibilità di eseguire delle polifonie primitive: in posizione 4 il tasto infatti agisce sulla seconda e sulla terza corda contemporaneamente (ad intervallo di quinta o di quarta) per fare Organum parallelum, lasciando la corda grave in funzione di bordone.
  2. LA RUOTA.   Il musicista che muove la manovella non gira semplicemente la ruota con movimento regolare ma, quando serve, deve sollevare ciascuna corda dalla ruota per escluderla dall’esecuzione, appoggiandola a lato sul ponticello o alzandola temporaneamente con un dito. Così l’esecuzione diventa ancora più ricca e più varia da un punto di vista armonico.

 

 

Giuseppe Severini

NOTE

  1. Per i legami culturali fra Parigi, Chartres e Santiago de Compostela si veda. Serafin Moraeljo, Marco historico y contexto liturgico en la obra del Portico de la Gloria e Jose Lopez-Calo, La musica en la Catedral de Santiago, A.D.1188, in: El Portico de la Gloria. Musica, Arte y pensamento. “Cuadernos de Musica en Compostela II” Santiago de Compostela, 1988.
  2. Eastwood Bruce S. Ordering the Heavens. Roman astronomy and cosmology in the Carolingian renaissance. Brill, 2007, pp. 221-22, 314-15.                     Théon de Smyne. Philosophe platonicien. Paris, Hachette, 1892. In questa opera si trovano elencate le 11 quaterne in cui si struttura la natura dell’Universo.
  3. Dodici nella tradizione pitagorica e platonica in: J.B. Kennedy, The musical structure of Plato’s dialogues, Acumen, 2011.                               Cosmogonie e cosmologie nel medioevo. Atti del convegno della S:I:S:P:M: Catania, 22-24 ottobre 2006.
  4. Martello Concetto, Platone a Chartres. Palermo, Officina di studi Medievali, 2011, pag.86
  5. Christian Rault, La reconstitution de l’organistrum. Christian Rault, Santiago de Compostela, 1993. www.christianrault.com
  6. Francisco Luengo, Los instrumentos del portico. In El portico de la Gloria. Musica, Arte y pensamento. “Cuadernos de Musica en Compostela II” Santiago de Compostela, 1988.
Letto 768 volte Ultima modifica il Martedì, 14 Marzo 2017 21:54
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