Lunedì, 19 Settembre 2016 14:03

Il mito della musica delle sfere

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Il Mito di una Musica Celeste risale , nella sua prima formulazione filosofica in Occidente, a Pitagora (sec.VI a.C.) e a Platone (sec.V a.C.), prosegue il suo percorso con Aristotele e Eudosso, che gli conferiscono la definitiva denominazione e con Euclide, Tolomeo, Cicerone, Plinio, che lo consegneranno al Medioevo, fino a Dante Alighieri e ancor più in là, fino a Keplero.

In questo Mito le Arti liberali del Quadrivio: Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica uniscono i loro sforzi per dare una spiegazione della struttura ultima del Cosmos, della sua perfezione, del suo eterno equilibrio.

Il Cosmo sta insieme per l’azione di una forza misteriosa che opera un bilanciamento fra i pesi e le velocità dei pianeti e degli astri, lanciati a folle corsa su orbite perfettamente circolari e tale equilibrio si spiega con le leggi dell’Armonia musicale, cui sono sottesi precisi rapporti  numerici.

La stessa legge che governa la costruzione di una scala musicale diatonica regola la successione degli elementi e i moti concentrici dei corpi celesti attorno alla Terra.

Il Pitagorismo in tal senso ha una lunghissima sopravvivenza nella nostra cultura, fino a penetrare nella Scienza galileiana, newtoniana e odierna.

Alcuni autori, come Tolomeo e Plinio, apportarono nel tempo correzioni al modello Platonico e Aristotelico originatosi dalle intuizioni e dagli studi di Pitagora, aggiornandolo alle loro conoscenze e ai loro gusti musicali e Dante ne rivelerà una versione profondamente cristianizzata, ma il Mito resta pressoché intatto fino a Keplero. Il grande astronomo non farà che complicarlo, prevedendo orbite ellittiche e quindi serie di note variabili per ogni Cielo ed estendendo da due a otto ottave lo spazio musicale del sistema planetario in cui, nel frattempo, si era posto il Sole e non la Terra, nel centro.

L’idea che le regole della Musica siano di origine Celeste e servano a spiegar ogni cosa si riflette anche nel pensiero dei grandi dell’architettura: Vitruvio e Palladio sostengono che non è buono l’architetto che non sa di musica, che non conosca le proporzioni musicali che sole possono portare alla realizzazione di un oggetto bello e che assolva al meglio le funzioni a cui è destinato.

Nella cultura araba, ugualmente e ancor più influenzata dalla cultura greca, specialmente nelle scuole di Baghdad (sec.VIII) si coltiva l’idea che le frequenze musicali siano ordinate secondo gli Elementi e che abbiano influsso, come gli Astri, sulla vita e sulla salute dell’uomo.

Insomma, la Musica come vera e propria Anima Mundi, rivelatrice della profonda Armonia della Natura.

Che sia basato sul nulla tutto questo? Che si tratti di poetiche fantasie?

I calcoli e le speculazioni fatti dagli Antichi dimostrano il contrario, tanto che  noi oggi pratichiamo le stesse consonanze , ritroviamo  le stesse proporzioni tra i suoni, e, pur avendo qua e là modificato gli intervalli, utilizziamo praticamente le stesse scale.

Isaac Newton affermò d’essersi convinto che Pitagora avesse avuto chiara cognizione della Legge di Gravitazione Universale, a partire dagli  studi sulle corde musicali, loro frequenze e relative tensioni, e l’avesse volutamente tenuta nascosta.

Di qui il sentore di “esoterismo” che circonda talora certe speculazioni, che esoteriche, se ben analizzate, non sono affatto, se non nel senso che oggi volgarmente si da al termine, indicandosi con esso una congerie di misteriose affabulazioni, piuttosto che, come il termine effettivamente suggerisce, un sapere  destinato alla comprensione di pochi.

Giuseppe Severini

Letto 747 volte Ultima modifica il Martedì, 25 Ottobre 2016 13:28